Aconcagua, la cumbre mas alta

Aconcagua. La montagna più alta del Sud America. Una delle sette sorelle, ovvero le montagne più alte del mondo, una per continente. Noi abbiamo il Monte Bianco e mi son ripromesso di salirci entro un anno. Sull’ Aconcagua la prossima volta che torno in Argentina.

Si può venire qui in vari modi, ma fate bene se fate soli. Unica pecca la sveglia alle 5. Dopo aver fatto ovviamente un check alla sveglia alle tre e venti e alle quattro e un quarto per paura che fosse troppo tardi. Eh sì perché vai dall’ostello a piedi al terminal de bus, fai la coda per i ticket ed è un attimo che son le sei e il bus sale.

Io la mia reflex e la montagna; son partito come sempre quando vado a camminare, spensierato come Geordie prima della corda d’ oro. Io la mia refex la montagna, il riassuto della mia vita in questi ultimi anni.

Questa volta però non è andata come le altre, per diversi motivi. Il primo, i paesaggi nuovi. Pazzeschi. A partire dal tragitto, sono stato incollato al finestrino. Le Ande sono selvagge, un po’ austere ma colorate. Con una giornata di sole come questa poi tutto sembrava perfetto! La montagna più alta dell’America Latina di fronte a me e un sentiero da percorrere per giungere fino a Confluencia, il primo campo, tra steppe verdi e gialle e monti con sfumature tra l’arancione e il viola.

Inizio a scattare, estasiato dai panorami, quando addirittura passano degli atleti di trail running per una gara, spettacolo, mi butto a terra per cogliere la prospettiva migliore, che neanche il soldato Ryan per salvarsi le chiappe si sarebbe appiattito meglio. Quando...
Una delle cose peggiori che potessero capitarmi. Mi accorgo di non avere la SD, la memoria della macchina foto inserita. È rimasta nel pc, stamattina non ho potuto controllare come faccio di solito perchè alle cinque tutti dormivano nella mia camera ed ero al buio (nonchè rincoglionito). Non trascrivo la serie di imprecazioni che ho tirato fuori, dopo essermi ripreso da uno dei geli peggiori mai provati. Per qualche attimo, la disperazione. Poi l’ isis.

Non chiedetemi come sia stato possibile, è successo. Ma dopo dieci minuti mi son reso conto di essere in uno dei posti più incredibili del mio viaggio, e di avere comunque un iphone a disposizione. Quindi la foto di oggi che vedete è stata fatta da smartphone. E la gita me la son goduta alla grande lo stesso.

Dopo aver invano provato a corrompere varie persone a vendermi la loro SD ho poi incontrato Tarah y Yonatan, Germania e Israele, con cui siamo arrivati fino alla meta. Un sogno, vento leggero e panorama a 360 gradi.
Sulla via del ritorno poi, il vero grande incontro. Ezequiel y Riccardo, Argentina, di ritorno dalla cumbre, dalla vetta. Son stati a 6962 metri, mi han fatto vedere le foto, mi hanno raccontato della salita e io mi son emozionato tantissimo. Riccardo ha 60 anni e vi è salito 16 volte. 60 anni. Sull’Aconcagua. Non aggiungo altro.

Ora sto tornando con il bus, quattro ore e via. Semi cama, bello comodo, il top per rilassarsi. Peccato che Dario di fianco a me pesi 190 kg e arrivi da un trekking di 9 ore. Tra l’altro potrebbe non tornare vivo a Mendoza, deve aver visibilmente patito le 9 ore. Che si sentono tutte.

Vi saluto con un pensiero di Tarah, 19 anni in giro da sola per l’America Latina per sei mesi, che condivido al 100%. Viaggiare da soli non si può paragonare a un viaggio in compagnia e non c’è un modo tra i due che sia migliore. Ci son momenti nella vita in cui è bello viaggiare da soli e ci son momenti in cui è bello viaggiare in compagnia.

Questo è il mio viaggio da solo, Tarah io l’ ho intrapreso solo ora, ma vedrai, non si smette mai di mettersi in gioco e di conoscersi. La strada cambia sempre ma non arriva mai a uno stop.

Questo è il mio viaggio da solo, se Dario poi si scolla.

La cumbre. 

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June 12, 2018

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